Il Premio Serra – Campi Flegrei si riconferma specchio coraggioso della società
Il Premio Serra – Campi Flegrei è giunto alla sesta edizione e sarà possibile candidarsi fino al prossimo 6 marzo 2026. La serata finale si svolgerà lunedì 5 ottobre.
Come di consueto, il suo cuore pulsante è la coraggiosa valorizzazione di temi sociali.
Due opere presentate nelle scorse edizioni – su cui è stato compiuto un ulteriore lavoro di cesellatura rispetto al monologo inizialmente proposto – sono andate ad arricchire il cartellone 2025-2026. Si tratta di Per fede o per amore di Giulia Nemiz, in scena proprio da venerdì 23 a domenica 25 gennaio, e di Amore positivo di Alessio Palumbo, dal 6 all’8 febbraio.
La vincitrice della sezione autori della V edizione, poi, firma un poetico e delicato inno alla fragilità, ma anche al coraggio di scegliere e scegliersi, nonostante tutto. Sono Le confessioni sospese di Soléne Bresciani.
La sezione attori vede salire sul podio Miryam Nissim con Open windows. Racconto – che sulla scia di un urticante umorismo noir – narra i frammenti della quotidianità di ordinaria disperazione di una donna sola con il suo senso del dovere, travolta dalle pressioni sociali.
Il premio Artemia è andato ad Andrea Taronna, con Ranocchio, narrazione dell’intreccio tra l’alienazione generata dai ritmi incessanti di un lavoro ripetitivo e il sogno di un amore romantico di un ragazzo timido e insicuro, che, forse, con un bacio potrebbe finalmente sbocciare nella sua autentica identità di principe.
“Il premio Serra – racconta Pietro Tammaro che assieme a Mauro Palumbo gestisce questo interessante spazio teatrale off – è nato durante l’epoca covid. Una fase molto difficile per i teatri. Quindi, abbiamo pensato a un modo per riuscire a tenere vive le rappresentazioni teatrali attraverso lo strumento del monologo, in cui era un solo attore a salire sul palco per dare vita a uno spettacolo cui potesse eventualmente assistere un nucleo molto ristretto di spettatori“.
Secondo quanto evidenziano gli organizzatori, il premio vuole soprattutto offrire ai partecipanti uno spazio e un momento condivisi di riconoscimento del loro lavoro – alacremente coltivato con tanti sacrifici – e dell’impegno profuso.
“Ricordo benissimo – continua Tammaro – quando ho vinto il premio Istrio a Milano. In quell’occasione, nessuno dei miei familiari o amici ha avuto la concreta possibilità di venire a supportarmi. Il premio, quindi, nasce anche dal desiderio di offrire una possibilità di fattiva di condivisione e supporto“.
Il riconoscimento dà spazio trasversalmente ad autori e ad attori professionisti e non. Nel corso del tempo, è diventato un punto di riferimento per le scuole di teatro, da Sud a Nord.
“Abbiamo dato spazio – ribadisce uno dei patron del Serra – non solo agli autori e agli attori ma, per un periodo, anche ai registi. Però, ci siamo ben presto resi conto che lo spazio risultava poco adeguato a soddisfare le loro aspettative. Nello specifico, quelle di avere a disposizione delle imponenti macchine sceniche, come per esempio le carrucole. Un’altra caratteristica importante del nostro premio è quella di dare spazio a espressioni trasversali del talento. Di conseguenza, è stato pensato come davvero inclusivo e non presenta limiti di età“.
Il Serra conferma di affondare le proprie radici nelle origini del teatro e di nutrirsi del suo senso più profondo, donando agli attori e agli autori un luogo che si possa chiamare davvero casa, a livello fisico ed emotivo.

