Il Re Scugnizzo: al Serra un musical corale che ha il sapore delle radici
Chi sono gli scugnizzi? Sono i fieri componenti della Corte dei Miracoli dello “scognato”, cioè di colui che è senza denti. Quasimodo, che si rivelerà Il re Scugnizzo: il nome che gli è stato dato vuol dire mezzo uomo.
Un essere umano, gobbo e deforme, cresciuto come un condannato alla carcerazione a vita, segregato nel Duomo di Napoli. Per lui solo la compagnia di tre statue di marmo: quella di San Gennaro; di Sant’Antonio e di Santa Lucia, cui una Lazzarella coraggiosa e ribelle ha rubato gli occhi di smeraldo.
Questi santi – che ne rappresentano le istanze emotive, tra paura e anelito di libertà – mostreranno di essere fatti di una materia più nobile di alcuni esseri umani, vili e dall’anima nera.
Mauro Palumbo – regista e autore di questo interessante lavoro andato in scena al teatro Serra – fonde magistralmente la storia del Gobbo di Notredame con quella del Regno di Napoli, partendo da un antefatto storico: la partenza di Carlo III di Borbone alla volta della Spagna, per essere incoronato, e il momentaneo affidamento del figlio Ferdinando IV di Borbone al Consiglio di Reggenza.
Sul palco: Carmine De Luca (Quasimodo), Fortuna Galdieri (Pulcinella), Pietro Tammaro (San Gennaro), Umberto Natale (Sant’Antonio), Mariangela Varriale (Santa Lucia), Roberto Scarpati (Febo), Mauro Palumbo (Frollo), Sara Paesano (a’ Smeralda), Antonella Ciliberti, Lucia D’Alessio, Nuzzy Romano, Silvia Catuogno (lazzare), Vittorio Ariante e Diego Esposito (guardie). Coreografie, Martina Miglino. Corpo di ballo: Angela Cangiano, Anna Corcione, Francesca Paviciulli, Fabiana Palumbo, Marzia Fraia, Penelope Vilardi. Costumi Sandra Banco. Trascinanti le musiche originali a cura de “I Villanella” composte da Sergio Carleo e arrangiate da Patty Marotta e Francescopaolo Perreca. Aiuto regia a cura di Diego Esposito.
Il teatro Serra è uno spazio off propositivo, che accoglie uno spettacolo corale dove la rappresentazione comincia ancora prima dell’andata in scena, con gli attori, che provengono dal laboratorio di recitazione del teatro stesso, che accolgono gli spettatori e si mescolano al pubblico, in un equilibrio perfetto tra il ritmo di una rappresentazione ben calibrata, uno studio attento della caratterizzazione dei vari ruoli e la forza dell’improvvisazione.
Sul palco si mescolano ad arte canzoni, musica, monologhi e dialoghi.
Lo spettatore è continuamente interpellato e tirato in ballo. Sul suo volto affiorano: il sorriso, il riso, la commozione, il pianto.
Il Re scugnizzo è la storia di un uomo marginale e marginalizzato che, quasi senza volerlo, trova la via del riscatto, del coraggio e di una reale conversione interiore.
Il rapporto che caratterizza il trio di santi è conflittuale e litigioso. Si prendono in giro ma, in fondo, fanno squadra e si proteggono l’un altro. Pietro Tammaro è un San Gennaro dalla voce stentorea e dalla mimica esilarante. Spesso i gesti sostituiscono le parole, in maniera molto efficace. Il rapporto con S. Lucia non è pervaso da un afflato lirico, bensì è intriso di una passione carnale e umanissima.
Richiamando le parole dell’autore e regista, ogni personaggio compie il suo viaggio dell’eroe. Un percorso di coscientizzazione e di evoluzione interiore. Tutti, tranne Frollo, il cattivo per eccellenza, interpretato dallo stesso Palumbo, vittima della sua sete di potere e di denaro, incapace di empatia e di riscatto.
Questa è la storia di una città in ginocchio, messa a ferro a fuoco, abituata a chinare la testa, ma che improvvisamente la alza. Di un amore catartico che si oppone alla sete di potere, ma anche di un’amicizia. Delle radici, del passato del presente e del futuro. È materia viva, fatta di tutti i sentimenti che si muovono dentro di noi, in maniera prima magmatica, per poi prendere forma è direzione. È la consapevolezza di un popolo che incarna l’arte di arrangiarsi e che ha trasformato in forza e in sorriso condizioni svantaggiose.
Sul palco gli attori e le attrici si passano il testimone in maniera fluida, per poi cedere il passo ai movimenti sinuosi delle ballerine di due scuole: Effetto danza e Anima e danza. Sono personificazione della terra. Sono lazzarelle, popolane, onde marine, sirene.
Il risultato è un affresco corale perfettamente integrato che è pura poesia musicale e visiva, capace di coinvolgere ed emozionare.
La forza interpretativa è intensa e vera. Ha una potente presa emotiva sul pubblico. Il teatro Serra si riconferma luogo generativo, incubatore di talenti. Fucina di bellezza e centro propulsore di promozione culturale per il territorio. Terreno fertile che nutre un coraggio autentico e attivo.

