Letture integrali diffuse: sono Gli scritti (ancora) corsari, a cura di Giovanni Meola
Dopo l’esordio al Madrearte di Villaricca, stasera, sabato 27 dicembre, alle 20.30 Gli scritti (ancora) corsari, intrisi della vis critica di Pier Paolo Pasolini, fanno tappa allo Smoda di Sant’Arpino.
Un evento diffuso, a cura della compagnia Virus Teatrali – che coinvolge 25 interpreti di altrettanti articoli – pensato per celebrare e omaggiare il coraggio e lo spirito pensante di Pasolini, un intellettuale di grande levatura “che ci manca“.
Ne parliamo con Giovanni Meola, che ha ideato, cura e coordina il progetto.
D. Cosa sono Gli scritti corsari?
R. Sono articoli apparsi sui principali quotidiani italiani, tra cui il Corriere della Sera, tra il 1973 e il 1975, tre anni prima della sua terribile e dolorosa scomparsa. In essi Pasolini intavola un diologo a mezzo stampa – di tipo dialettico – con altri grandi intellettuali, tra i quali Italo Calvino. Un’analisi lucida sulla realtà socio – economica e politica dell’epoca. Non scontata e non omologata. I nuclei fondanti sono due: quelli che potremmo definire concetti ideali sul mondo, che lui vede non essere stati tradotti in realtà. Stigmatizza questa mancanza. Poi ci sono una serie di idee e di concetti sull’epoca e il mondo specifici che lo circondavano. Pasolini mette una serie di concetti sul tavolo e incita alla riflessione, attraverso un linguaggio provocatorio. Il suo è uno sprone ad approfondire, a provare a comprendere. Lui stesso non si fermava alla superficie delle cose. Lui era lì per interrogarci, interrogandosi.
D. Perchè parli di Scritti (ancora) corsarsi?
R. Perchè avevo già realizzato quest’iniziativa dieci anni fa, proprio il 2 novembre, a quarant’anni dalla morte di Pasolini. Chiamai a raccolta venticinque interpreti per altrettanti scritti. Grazie al sostegno del Comune di Napoli all’epoca la location fu S. Domenico Maggiore. Quest’anno l’evento coivolge Napoli e provincia, in ben quattro spazi, e siamo comunque riusciti a realizzarlo entro la fine del 2025.
D. Con chi hai fatto squadra per realizzare questo evento diffuso e in cosa consiste?
R. Si tratta di letture drammatizzate e interpretative: una lettura integrale diffusa. Ognuno dei 25 interpreti porta la sua personalità. Ma l’iniziativa non si sarebbe tradotta in realtà senza la condivisione di intenti, la complicità e il supporto dei gestori degli spazi in cui, dopo l’esordio del 23 dicembre scorso, saremo anche stasera, sabato 27, domenica 28 e lunedì 29 dicembre. Si tratta, a tutti gli effetti, di quattro dei ex machina: Antonio Diana del Madrearte; Gianni Aversano dello Smoda, Ferdinando Smaldone dello spazio Ottosognante; Antonio Piccolo del Rostocco, che è anche in scena.
D. Qual è l’intento di Pasolini?
R. E’ quello di creare uno spazio aperto di polemica. Lui osserva la trasformazione antropologica in atto. La perdita delle culture contadina, operaia e paleoindustriale, che vengono immolate sull’altare dell’omologazione di quello che lui definisce capitalismo edonistico. Mira a pungolare lo spirito critico, anche laddove non si sia d’accordo con i contenuti che propone, e abitualmente si rivolge a tutte le fasce sociali. Ma è agli intellettuali che riconosce una funzione specifica. Sono loro a poter stimolare la riflessione, rapportandosi con le masse, invece di giudicarle. Pasolini è una persona che ci mette di fronte a noi stessi – distratti e omologati – e al mondo circostante.
D. A quale pubblico vi rivolgete?
R. A tutti, trasversalmente. Siamo noi a dover trovare la chiave per far apassionare a una scrittura di per sè appassionata, ma complessa, stimolando la curiosità del pubblico su temi ancora attuali e urgenti. Pasolini è ancora lì per farci pensare, riflettere, arrabbiare. Per stimolarci. Speriamo che davvero tutti, a partire dai giovani , assumano una profonda consapevolezza dei temi pasoliniani.

