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L’Avvoltoio: il caso siciliano retrospettiva nell’animo di Lombardo

Diversi filoni di indagine si intecciano fino a creare una matassa che Cosimo Lombardo dovrà sbrogliare contando soltanto sulle sue forze. Siamo in Sicilia, l’ispettore Lombardo è in cerca di riposo dalla sua ultima indagine ma si ritroverà invischiato in un nuovo caso dai risvolti macabri. L’Avvoltoio di Giuseppe Petrarca (ed. Homo Scrivens, 2018. p240) è un medical thriller, l’ultimo di una trilogia, che porta l’indagine ad un livello più profondo, quello dell’introspezione.

Cosimo Lombardo è siciliano ma trapiantato per lavoro a Milano, nel difficile commissariato di Quarto Oggiaro. Un periodo di forte disillusione lo porterà a ritornare alla sua terra d’origine in ricerca di riposo e riflessione. E’ proprio qui, però che Lombardo verrà trascinato in una ricerca forsennata della verità. Da questo punto in poi la sua indagine si diramerà in più direzioni: un traffico illegale di organi, gestito da un uomo oscuro ed un’epidemia sospetta nel campo di accoglienza di Cala Manenti. Ma l’analisi con la quale si scontrerà più duramente è quella introspettiva che lo condurrà dentro di sè. Diviso tra giusto e sbagliato, disilluso ma attratto dalla ricerca della verità, Lombardo è un paesaggio siciliano: arido, desertico, ma anche rigoglioso e pieno di mare. Spetterà a lui trovare la soluzione alle domande che si pongono fuori e dentro di sè.

Giuseppe Petrarca quando parla del suo libro sembra parlare di una parte di sè. Questo lui lo sa bene e quando glielo chiedo risponde che un pezzetto di sè lo ha lasciato un po’involontariamente in ogni personaggio che ha creato. Dice- alla fine l’autore, una volta concluso il libro è una persona diversa da quando lo ha iniziato- e leggendo L’Avvoltoio verrebbe da dire che la stessa trasformazione appartiene al lettore.

L’Avvoltoio è ben più di un thriller, nella struttura del romanzo si innestano filoni di attualità e denuncia: il traffico di organi, l’immigrazione e lo sfruttamento legato ad essa, la corruzione e la mafia. Se a ciò si aggiunge che il medical thriller è un genere poco battuto in Italia, e trattato stavolta in maniera del tutto originale, le domande nascono spontanee.

 

“L’Avvoltoio” è un titolo di forte impatto, è un animale simbolico?

Sì. Questo libro chiude una trilogia di medical thriller (‘Inchiostro Rosso’ e ‘Corpi senza storia’, sono le indagini precedenti di Lombardo) indagini nel mondo della sanità. ‘L’avvoltoio’ è un personaggio spietato appartenente a quel mondo ma non è il solo, nel libro ci sono diversi filoni d’indagine, dunque diversi avvoltoi. Sono uomini pronti a trarre profitto illecitamente sulla pelle degli altri.

Molte delle tematiche affrontate riguardano temi attuali, c’è una volontà di denuncia?

Sì, c’è una volontà di denuncia. Anche in Corpi senza storia ho voluto parlare di come la società dominante decreti che alcune frange di individui vadano emarginati. Cerco nei miei libri di parlare di tematiche civili e sociali ma il mio libro è un romanzo che partendo dal medical thriller vuole portare il lettore ad una riflessione più ampia. Dal thriller scaturisce l’analisi sociale.

In questa cornice si muove un protagonista, Cosimo Lombardo. Chi è e qual è la sua storia?

Cosimo Lombardo è un’antieroe per eccellenza, una persona normalissima. E’un medico mancato che associa il suo fiuto per i crimini sanitari all’attività di detective. E’ di origini siciliane ma trasferito a Quarto Oggiaro, in un commissariato difficile. Ma soprattutto è un personaggio che ama la verità. Dopo un periodo di delusioni la domanda che lo assale è se valga davvero la pena combattere per il bene comune.

Come nasce un personaggio così complesso? Può considerarsi un alter ego dell’autore?

Cosimo nasce dalla voglia dell’autore di diventare un medico e mettere insieme le due passioni dell’autore, il giallo e la medicina. Nei libri della trilogia tutti i personaggi hanno una grande coralità, in tutti c’è una parte di me che non necessariamente deve essere uguale a me.

Come nasce e come si struttura un giallo?

Non sempre c’è un canone unico, ogni volta si racconta in maniera differente. Nel mio caso che sono un ‘artigiano della scrittura’, ogni libro è diverso. Il primo era un fiume in piena, nel secondo il percorso è stato più complesso e non c’era un finale premeditato. Nell’Avvoltoio ho dato meno importanza al finale e più ai contenuti.

Com’è iniziato questo progetto di scrittura?

La mia passione nasce leggendo. Leggendo molto la scrittura a un certo punto diventa necessaria, terapeutica. Arrivato a 50 anni avevo bisogno di quest’esperienza per sentirmi un po’ più libero e metterci dentro la mia verità. E’ un modo di riscoprirsi.

GIUSEPPE PETRARCA

Ha 54 anni. Vive ed opera a Napoli, dove si occupa di valutazioni tecniche di piccole e medie aziende per un primario gruppo assicurativo. Collabora,da alcuni anni, con l’organizzazione umanitaria, premio Nobel per la Pace, “Medici Senza Frontiere”
Nel dicembre 2013 pubblica con Graus Editore il medical thriller “Inchiostro rosso”. Un noir che sfiora le corde dell’attualissimo problema delle lobby farmaceutiche. Tema centrale del libro è il richiamo della forza dirompetene della scrittura.
Nell’aprile 2016 pubblica con Homo Scrivens il secondo medical thriller. “Corpi senza storia”. Un viaggio nella realtà degli ospedali psichiatrici giudiziari.
Il libro ha conseguito il PREMIO SPECIALE MEGARIS 2016, premio Speciale concorso “Un fiorino per l’Inverno” e Premio Speciale “Concorso letterario “Un libro amico per l’inverno”
Nel 2018 viene ripubblicato con Homo Scrivens “Inchiostro rosso”
Nel 2018 pubblica, sempre con Homo Scrivens, “L’Avvoltoio”; un noir
sull’immigrazione e il traffico illegale di organi umani
Nel 2017 partecipa a tre diverse antologie:
-SCRITTORI PER LA PACE – Guida Editore con il racconto “Reporter di pace”
-NAPOLETANI PER SEMPRE- EDS Editore con il racconto “Il principe
dell’immortalità”
-DIVERSAMENTE AMICI- Ad est dell’Equatore Editore con il racconto “Una nuova
vita”

 

 

 

 

 

 

 

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