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Lorenzo Hengeller: ‘cantanapoli, eh eh…’

Il musicista napoletano continua oggi la tradizione dell’ Italian Swing

Globalizzazione e multietnicità: due termini, due concetti geopolitici che stanno modificando l’aspetto del mondo preparando il futuro prossimo della terra. Il primo, subdolamente introdotto come nuova frontiera di modernità e progresso da interessate entità commerciali multinazionali, non ci convince affatto. La globalizzazione punta all’annientamento degli usi e costumi locali e all’affermazione di un sistema culturale unico, potenziale viatico all’imposizione di un pensiero unico. Viceversa la multietnicità è ricchezza, è vita, è il vero humus dell’evoluzione sociale e dei costumi ovvero l’esatto opposto dell’omologazione. L’affiancamento, e non l’oppressiva imposizione dall’alto dettata da puri interessi commerciali, di modelli culturali diversi è la vera fonte dell’arricchimento e del rinnovamento sociale. A Napoli, la multietnicità, se non l’abbiamo inventata noi, certo ce l’abbiamo da sempre, sta nel nostro DNA. Basta un’occhiata all’elenco del telefono per constatare quanti cognomi di chiare origini straniere abbiano i  napoletani, cittadini, metropolitani o genericamente campani. Tra questi non mancano, anzi costituiscono una percentuale interessante, i cognomi dall’inconfondibile sonorità teutonica. Alcuni di questi, poi, sono ben noti, avendo primeggiato in vari campi.
Ad esempio, come scordarsi di Fritz Dennerlein. Da Monaco di Baviera ? Da Berlino ? No, il buon Fritz era un porticese DOC e sotto la sua guida il mitico settebello, la squadra di pallanuoto della Canottieri Napoli, vinse scudetti in Italia e medaglie all’estero negli anni ‘70 e ‘80 del 1900.
E che dire di Luigi Schroeder ? Napoletano a tutto tondo, lo conosciamo  con il nome d’arte di Gigi Reder, l’ineguagliabile Ragionier Filini, collega dell’indimenticabile Fantozzi rag. Ugo e funesto organizzatore di eventi aziendali. Questa doverosa introduzione ci porta al personaggio, musicale stavolta, di cui vogliamo parlarvi: Lorenzo Hengeller.
Napoletanissimo, pianista e cantante jazz.
Tecnica elegante al servizio di un artista ironico e dissacratorio, ha abbracciato con convinzione e competenza la causa dello swing, anzi dello swing italiano, derivazione che pur nel rispetto dei canoni del genere lo ridefinisce con sottili sfumature del tutto peculiari.
Personaggio schivo, il nostro Lorenzo che, fuori dal palco, non ama le luci dei riflettori. Le date dei suoi concerti sono annunciate di volta in volta, niente fanfare per presentale tour trionfali, un aspetto, questo, che sottolinea la sua profonda umanità e lo rende, se possibile, ancora più simpatico di quanto già non faccia la sua natura gioviale ed il suo viso aperto.
Abbiamo avuto l’occasione di riascoltarlo nell’ambito della manifestazione ‘Jazz e Baccalà’ e, data la parsimonia con cui Hengeller si concede al pubblico, non ce la siamo fatta sfuggire.
Jazz e Baccalà’: connubio solo apparentemente risicato, essendo ormai la kermesse organizzata da Marco e Salvatore Panico e Antonella Della Monica al Teatro Summarte di Somma Vesuviana giunta alla sesta edizione con un favore di pubblico sempre crescente di anno in anno.
Ma torniamo al nostro Lorenzo che divide il suo tempo tra il jazz e l’insegnamento universitario. Un personaggio, dicevamo, poco consueto, non interessato ad una facile notorietà ma solo a fare del buon jazz, anzi dell’ottimo jazz: il “Premio Carosone” con cui il nostro è stato insignito nel 2007 è segno dell’unanime riconoscimento del livello raggiunto da Lorenzo Hengeller performer e compositore da parte di pubblico e critica.
La musica di Lorenzo Hengeller raccoglie l’eredità dei grandi swinger italiani degli anni ‘40, ‘50 e ‘60, in particolare quella, preziosissima, di Lelio Luttazzi, non ricordato come meriterebbe, autore di composizioni all’epoca famose ed oggi riproposte da un manipolo, di cui a pieno titolo fa parte Lorenzo Hengeller, di appassionati che non accetta, giustamente, che queste gemme della musica italiana vadano perdute, frettolosamente spedite al dimenticatoio.
Non solo Luttazzi nel repertorio di Lorenzo: insieme al triestino, Hengeller recupera e ripropone la musica di nomi che furono grandi nel medesimo periodo, come Gorni Kramer, baffuto signore dall’impeccabile aplomb, virtuoso della fisarmonica ed autore di brani celebri come Un bacio a mezzanotte, Non so dir ti voglio bene, Merci beaucop e la famosissima Domenica è Sempre Domenica, sigla della seguitissima trasmissione di Mario Riva Il Musichiere.
E poi, fra gli altri, Alberto Rabagliati, universalmente considerato il fondatore del genere, il Quartetto Cetra, Natalino Otto, Cinico Angelini e la sua orchestra. E come dimenticare Fred Buscaglione, creatore della variante hard boiled del genere ? Un patrimonio di musica insestimabile che Lorenzo Hengeller fa proprio, reinterpretando i grandi successi dell’epoca ma anche scrivendone di propri. Brani la cui scorrevolezza musicale e la simpatia dell’interprete veicolano testi apparentemente leggeri nella scrittura ma pregni e profondi ad un ascolto attento, chiaro retaggio della preparazione letteraria accademica dell’autore.
Pur dedicato a Renato Carosone, altro grandissimo protagonista dell swing italiano, nell’imminenza del 100mo anniversario della nascita, il concerto si apre con un brano, ‘Conosci mia cugina’, scritto appunto da Lelio Luttazzi, probabilmente l’autore preferito da  Hengeller al punto da intitolare il secondo CD prodotto come uno dei suoi brani di successo: ‘Il giovanotto matto’.
A  seguire il pezzo di Luttazzi , portato al successo negli anni ’40 da Ernesto Bonino, una lunga sequenza di brani carosoniani e dello stesso Hengeller. Non sono mancati momenti di artistica follia come, ad esempio, mettere nello stesso brano,  testa a testa, due miti come Carosone e Paolo Conte ! Lorenzo, giovanotto matto !

Ci accomiatiamo da voi con l’invito ad ascoltare, alla prossima occasione possibile, un concerto di Lorenzo Hengeller, nome tedesco e cuore e radici partenopee. Alle prossime, un caro saluto da Marco.

Le immagini, a cura di Juna Lieto, sono tratte dal concerto  “Invadenze” del Lorenzo Hengeller 4et, tenuto al Teatro Summarte di Somma Vesuviana (NA)  il 14 dicembre 2019.

Lorenzo Hengeller, pianoforte e voce
Gianfranco Campagnoli, tromba
Gianfranco Coppola, contrabbasso
Elio Coppola, batteria

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