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Crack Banca Etruria, famiglia Boschi indagata

Il filone d’indagine sul crack di Banca Etruria riaccende i riflettori sulla famiglia Boschi, sia sul padre della sottosegretaria Maria Elena, finito in un nuovo filone di indagine sulla banca aretina assieme a tutti i componenti del cda in carica dal 2011 al 2014, che sulla figlia, ex ministro ed ora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, si abbatte di nuovo la bufera politica con M5s e Lega che fanno asse tornando a chiedere le sue dimissioni.
Nella bufera, tuttavia, non sono finiti solo i membri della famiglia Boschi, ma anche tutta la procura di Arezzo che sta indagando sul caso. Il procuratore Roberto Rossi, che viene accusato da diversi componenti della Commissione d’inchiesta sulle banche di aver omesso parte della verità, ha scritto in queste ore una lettera al presidente della Commissione Pier Ferdinando Casini per smentire di aver nascosto informazioni rilevanti, spiegazioni che vengono ritenute da Casini convincenti.

LE PAROLE DELLA BOSCHI –  “Qualcuno usa questa vicenda da due anni per attaccare me e il PD, chi ha sbagliato ad Arezzo ha pagato e pagherà”.

LA DIFESA DEL PROCURATORE –  Il magistrato di Arezzo nella lettera ha così espresso la sia posizione ”Gli addebiti che mi vengono mossi da diversi commissari sono gravemente offensivi, ho risposto a tutte le domande che mi sono state formulate senza alcuna reticenza né omissione. Ho chiarito, inoltre, che l’esclusione di Boschi riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso, mentre per gli altri procedimenti ho precisato che non essere imputati non significava non essere indagati. Null’altro mi è stato chiesto in merito”.

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