Manovra alla stretta finale, tensione tra Lega e Cinque Stelle

Questa sera, a Palazzo Chigi, ci sarà l’ennesimo vertice sulla manovra economica con il premier, Conte.

Presenti i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i ministri Riccardo Fraccaro e Giovanni Tria e i viceministri Massimo Garavaglia e Laura Castelli. Obiettivo: risolvere i nodi politicamente più complicati, dall’ecotassa alle pensioni d’oro e mettere a punto la proposta da presentare al massimo entro lunedì a Bruxelles. Ieri, nella capitale belga, i tecnici del ministero dell’Economia hanno continuato a lavorare sui numeri. Ma è a Roma che, per l’intera giornata, Tria, ha lavorato con Conte, per smussare gli angoli e trovare una quadra. La tensione fra i due azionisti dell’esecutivo, Lega e Cinque Stelle, continua ad essere alta. Nonostante i tentativi del leader leghista, Matteo Salvini, di ridimensionare le polemiche sul Reddito di cittadinanza, innescate dal suo luogotenente a Palazzo Chigi, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti.  I problemi da risolvere sono due. Il primo: i 7 miliardi messi in campo dal governo per ridurre il deficit nominale hanno un effetto nullo su quello strutturale che, secondo gli impegni già assunti, avrebbe dovuto calare dello 0,6%. Per centrare questo obiettivo occorrerebbe fra i 9 e i 10 miliardi. Bruxelles potrebbe concedere una nuova dose di flessibilità accontentandosi anche di una riduzione fra i 2 e i 3 miliardi. Quelli che Tria sta cercando di mettere insieme in queste ore. Ma non basta. Per ottenere la flessibilità Quota 100 dovrà essere considerata una misura temporanea, una sorta di deroga triennale alla riforma Fornero.
Di qui la decisione di inserire forti clausole di salvaguardia (con lo slittamento trimestrale delle finestre di uscita) per evitare uno sfondamento della spesa che da 6 scenderà a 4 miliardi. Ma di più Salvini non vuole concedere.

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