Il Pulcinella di Gargiulo: emblema di un popolo che evolve e delle sue contraddizioni

 Antonio Gargiulo ha indossato i panni, a volte scomodi, altri ridanciani, di Pulcinella nello spettacolo “Con licenza dei superiori – dentro la maschera nera“, di cui ha curato anche testo e regia. 

Location il Tram di Port’Alba.

Pulcinella non fu mai padrone e la maschera gli serví per celare agli occhi dei potenti i suoi reali stati d’animo e poi il sostanzialmente a sopravvivere.

Una maschera che rappresenta l’essenza e lo spirito di un popolo, la sua evoluzione e le sue tante contraddizioni. Un popolo d’amore, come lo avrebbe definito De Crescenzo, che di questo complesso e variegato sentimento rappresenta i vari volti: l’amore lussurioso e truffaldino; quello frutto del bisogno; quello romantico e condiviso.

“C’è una ragione geologica nel modo di essere dei Partenopei. E’ un popolo figlio della lava, del fuoco, dei venti, del mare – sottolinea Gargiulo -. Proprio perché nato dal dialogo tra questi elementi freme, frigge, sa reagire e non si impantana”.

Un popolo che ride e piange insieme, tra ironia e malinconia.

Se da una parte, infatti non si arrende, dall’altro è plasmato dalla costrizione, da regole imposte e mai autogestite, che lo portano a compiacersi di essere assoggettato. La sola e vera possibiltà di cambiamento ci fu con la rivoluzione partenopea, subito repressa nel sangue, che eliminó tutte le menti più illuminate.

 “L’identità individuale rappresenta una sorta di gioco linguistico – continua Gargiulo – un artificio edonistico. Ognuno di noi, infatti, è figlio di una storia, di un’epoca e appartiene a un popolo. È tutto questo che ci caratterizza, che ci identifica. Se perdiamo questo, perdiamo le nostre radici”.

Pulcinella, che è tutt’altro che un tipo fisso e un’identità statica: è protagonista della commedia dell’arte, che rappresenta il prototeatro, il teatro professionale primigeneo.

“Pulcinella non rappresenta il folclore bensì la tradizione” – evidenzia Antonio. – La tradizione per rimanere tale va tradita, altrimenti si cristallizza e rimane ostinatamente rivolta al passato”.

Se Pulcinella sceglie di vivere indossando una maschera, così non è per suo figlio, che vuole rinunciarci, a costo della vita, pur di mantenere una faccia pulita e la sua vera identità.

“Non si può vivere senza alcuna maschera – evidenzia il regista -. Forse la si può abbandonare solo di fronte a un’unica persona, che percepiamo simile e complementare, o, per pochissimo tempo, al cospetto di un gruppo più ampio. La maschera, in fondo, è sincera nella sua immobilità. Ci fa capire chi abbiamo scelto di essere e come abbiamo deciso di mostrarci e di apparire”. 

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