Rigori, fuorigioco e designazioni: comincia la conta che fa male allo sport

Per una volta tanto è necessario essere duri ed imparziali, se non crediamo agli arbitri ed alla buonafede c’è sempre il basket.

Forse è esagerato pensarci, ma in Italia (o meglio nel mondo del calcio, nda) le cose funzionano così. Si invoca la tecnologia, alcuni vorrebbero i robot in campo al posto degli arbitri. Senza fraintendimenti: giustissimo che chi sbaglia paghi ma sempre restando nell’ambito della decenza. Lo sport muore, e gli addetti ai lavori ne sono complici. Non va bene certamente l’omertà (che è di moda per le cose più serie, nda) ma nemmeno l’esasperazione. Allora la tecnologia nello sport sembra una cosa positiva, eppure non è così scontato che faccia bene al sistema calcio.

Siamo appena alla terza giornata e ci sono già gli scontenti: rigori non dati, rigori dati troppo facilmente, rigori non concessi mai, e via dicendo in un elenco infinito. Un po’ di chiacchiericcio da bar dello sport. Come sempre si esagera ed ora si guarda alla Roma: quattro rigori in tre partite e l’ultimo, quello che regala la vittoria contro la Sampdoria (il 3-2 siglato da sua maestà Francesco Totti l’immortale, nda), molto dubbio. Qualche anno fa era toccato al Milan di Berlusconi, quello degli anni ’90, che vinceva in Europa ed in Italia. Nei confini del bel paese la Juventus è considerata “una banda di disonesti” (termine dal quale io e la redazione prendiamo le dovute distanze, nda) dal famoso gol di Turone degli anni ’80, all’epoca contestato dalla Roma.
Ovviamente è stata anche la volta dell’Inter, quella del “triplete”. Gli sbagli esistono, non si può negare, ma se bisogna parlare di malafede tanto varrebbe cambiare sport anziché continuare a guardare il calcio. La classe arbitrale non è perfetta, ma è come il centravanti che si divora un gol fatto, come chi sbaglia un calcio di rigore tirandolo alle stelle, come il portiere che si lascia scappare il pallone dalle mani.

La tecnologia rovinerebbe il calcio? Stroncherebbe sicuramente carriere di giovani arbitri che oggi studiano per entrare a far parte della futura classe arbitrale. A conti fatti la tecnologia, come concetto estremizzato di sostituzione al lavoro dell’essere umano e non come supporto, occupa posti di lavoro. Un po’ il rapporto che passa tra il casellante e la cassa automatica self-service, con la differenza che il primo ha uno stipendio. Estremizzando si toglierebbe il bello del gioco ed il dibattito.

Insomma anche quest’anno è cominciata in maniera brillante la conta dei rigori, aspettando anche quella dei fuorigioco, delle designazioni arbitrali, delle curve squalificate per ordine pubblico, dei cori razzisti, etc… Anche quest’anno buona serie A.

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Daniele Naddei

Giornalista iscritto all'ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania da maggio 2014. Caporedattore.

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