«Donne italiane all’opera. Con costanza, competenza e progettualità. Donne che non si pongono limiti. Possibile conoscerle attraverso l’ultimo libro dello scrittore italo-svizzero Nico Stino. In Da zero al successo. Testimonianze di donne italiane che ce l’hanno fatta (tredition) il racconto (si raccontano) di 17 imprenditrici di diverse regioni d’Italia.

Ho provato a mettere nel mio libro alcune tra imprenditrici e manager italiane che stanno facendo la differenza – spiega Stino -. Nel mio lavoro editoriale le donne e imprenditrici parlano di sé stesse, ma desiderano anche incoraggiare, ispirare, educare e informare altre donne, di ogni età. Per me il genere femminile fa parte di ognuno di noi. Siamo tutti responsabili del futuro delle nostre giovani, poi donne mature. Il mio scopo è quello di fare conoscere le storie ispiratrici di Ceo (Chief executive officer) e fondatrici di ditte, aziende e società».

Il libro – in Paperback, Hardcover ed e-Book – contiene vite, pensieri e opere di Silvia Bolzoni, Maria Castelnovo, Mary Franzese, Francesca Del Nero, Eleonora Mulas, Chiara Roilo, Elena Murelli, Elena Lorenzi, Emilia Garito, Monica Archibugi, Silvia Cau, Monica Bormetti, Piera di Stefano, Romina Guglielmetti, Sabrina Di Fazio, Ornella Faranda e Maria Laura Berlinguer.

«In questo libro ho voluto inserire anche una parte statistica e una, oserei dire, di denuncia in merito alla situazione che si trovano a gestire le donne che mettono su un’attività economica, ma anche i motivi per i quali in molte sono costrette a rinunciare – aggiunge lo scrittore -. Voglio sottolineare che la donna italiana che decide di avviare un’attività imprenditoriale possiede un livello di istruzione alto e superiore a quello dell’uomo imprenditore. Raggiungono una percentuale vicino al 21 percento le donne con una laurea, gli uomini laureati che fanno impresa si attestano intorno al 16%. Nelle pagine del mio libro emerge anche, tra le altre, la particolarità di una presenza femminile nelle giovani società innovative addirittura minore che nelle aziende. Eppure, studi e ricerche internazionali dimostrano la correlazione positiva delle performance aziendali con leadership femminile sia nelle start up sia nelle aziende tradizionali. È noto che le start up fondate anche da donne hanno maggiore probabilità di attrarre investimenti rispetto a quelle costituite da soli uomini».

L’aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro ha un forte impatto positivo sull’economia, soprattutto a fronte di una riduzione della forza lavoro e di una carenza di competenze. Per la Commissione europea è un mezzo che consente alle donne di plasmare la loro vita, svolgere un ruolo nella vita pubblica ed essere economicamente indipendenti.

«Il tasso di occupazione femminile nell’Ue – scrive Stino nel libro – non è mai stato così elevato come in questi ultimi anni; eppure, molte donne continuano ad incontrare ostacoli all’accesso e alla permanenza nel mercato del lavoro. Alcune sono strutturalmente sottorappresentate nel mercato del lavoro, spesso a causa della combinazione dell’essere donna con ulteriori condizioni di vulnerabilità o emarginazione, ad esempio l’appartenenza a minoranze etniche o religiose o la provenienza da un contesto migratorio. Migliorare l’equilibrio tra la vita professionale e la vita privata è uno dei modi per colmare il divario di genere nel mercato del lavoro. Le responsabilità e i diritti in materia di assistenza familiare devono spettare a entrambi i genitori. Le problematiche inerenti alla parità di genere negli Stati membri dell’Unione europea, in particolare gli aspetti relativi al mercato del lavoro, all’inclusione sociale e all’istruzione, continuano anno dopo anno a essere monitorate nell’ambito del semestre europeo. Attraverso il quadro di valutazione della situazione sociale, il semestre europeo monitora tali dimensioni anche con riferimento al pilastro europeo dei diritti sociali».

Le donne non dovrebbero mai rinunciare al proprio sogno di lavoro autonomo. Prima di tutto, non tutte le aziende hanno bisogno delle stesse competenze. E in secondo luogo, si impara molto di ciò che si deve essere in grado di fare “sul lavoro”. Bisogna sfruttare la grande opportunità che l’indipendenza offre ad ognuno: fare esattamente ciò che è più appropriato e di conseguenza svilupparsi personalmente. Se si riesce a fare emergere il visionario, il manager e i professionisti che si hanno dentro (o nella propria squadra) e si è pronti a commettere errori e imparare dai medesimi, allora si è sulla buona strada per una vita imprenditoriale appagante, non importa chi si è e come si è.

Nico Stino

Nico Stino è nato in Svizzera, formazione come economista aziendale. Dopo avere completato gli studi, ha lavorato presso l’European Business Channel, a Zurigo. In seguito, ha messo le sue esperienze a disposizione di aziende quotate in borsa, attive nel mondo della finanza. A 32 anni sceglie di lasciare il settore della finanza per dedicarsi all’ambito sales & marketing di alcune aziende Pmi svizzere.

Poi, stabilisce di trascorrere un sabbatical per ri-trovarsi. L’India gli ha dato un grande aiuto a cambiare la mente, il modo di vedere la vita. Una terra, quella asiatica, piena di colori, rumori, nuove sensazioni, in cui ha stretto amicizie fino a tal punto da rendersi conto di cosa è l’Europa e come si vive nel continente occidentale.

Proprio in quel mondo, in Asia meridionale, ha scoperto come le donne portano avanti la famiglia. Sono nati, in quelle terre, microcrediti, fondazioni e associazioni tutti con lo stesso scopo: arricchire di felicità i nuclei familiari.

Considera suo compito incoraggiare e ispirare altre persone a donare massima gioia e immenso amore, in modo che possa traboccare e farlo arrivare ad altri. Ecco, proprio così nasce la pace! E ringrazio tutti gli esseri che hanno seguito il suo percorso fino ad ora e che lo accompagneranno in futuro.

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