Economia

Finanza, obbligazioni e investimenti accoppiata vincente

In uno scenario di frammentazione dei mercati obbligazionari nell’ambito Eurozona, risulta difficile identificare il giusto punto d’ingresso. Ma, in una prospettiva storica di lungo termine, i titoli obbligazionari hanno sempre dimostrato di saper difendere il capitale e di fornire un giusto ritorno sull’investimento. L’inizio del 2022 è stato caratterizzato nel primo semestre, da un notevole drawdown, che ha dato seguito ad un ribilanciamento del rapporto rischio/rendimento per i prezzi dei Titoli di Stato. Ma, ricordiamo che questi massicci cali, inevitabili in un mercato finanziario, creano spesso i presupposti per un mercato più ricco di opportunità: ogni caduta genera solitamente una risalita maggiore. E, maggiore sarà il crollo del mercato, più marcato sarà il rialzo che vi sarà in seguito. Cerchiamo di entrare nel dettaglio parlandone con Fabrizio Oliva, consulente finanziario e fondatore del blog “4 Passi nella Finanza”.

Dottore vi sono opportunità in tempi di incertezza, nelle more del difficilissimo periodo che stiamo attraversando?

Assolutamente si. L’incertezza è senza dubbio elevata nel breve termine ma quando si è in presenza di un’acuta volatilità – come in questo caso specifico – spesso e volentieri si creano altresì occasioni a cui fanno seguito dei rendimenti interessanti. Molti parlano dell’inizio di un “Grande Reset” determinato dall’intervento della FED e delle banche centrali che con la politica restrittiva hanno gestito – se non addirittura frenato – la brusca impennata inflazionistica.

“Piuttosto che investire, è meglio stare fermi ed aspettare: le notizie non sono ancora buone”. È d’accordo con quest’ affermazione?

Direi proprio di no! Sconsiglio vivamente questo tipo di azione/reazione in quanto credo sia proprio questo un buon momento per considerare un investimento sull’obbligazionario. Ritengo che si possa iniziare, gradualmente. Lasciare immobilizzati, cioè semplicemente depositati in un conto, i propri risparmi non è in alcun modo la più saggia delle soluzioni, anzi. Con un’inflazione che si attesta al di sopra dell’8%, rimanendo in una posizione di passività totale, si esporrebbero i sudati risparmi ad una svalutazione di grande entità. Del resto, come diceva Confucio: “l momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso.”

Che cosa sta accadendo in questa fase di mercato e quali sono secondo lei le prospettive in merito al segmento obbligazionario?

Appare evidente che ci troviamo in una chiara fase di forte inflazione, che per definizione consiste nell’aumento prolungato del livello generale dei prezzi di beni e servizi. Un’Inflazione che è arrivata a livelli ormai elevati, ben al di sopra di quel 2% che definiamo di solito fisiologico. A tal punto le banche centrali (quindi parliamo della FED e della BCE), dopo un primo periodo nel quale avevano erroneamente etichettato come “transitoria” questa fiammata dei prezzi, si sono viste costrette a dover rialzare i tassi. Immaginiamo una leva che, alzandosi o abbassandosi, riesce a dare un freno (rialzo dei tassi) o ad agevolare l’economia (ribasso dei tassi). Esiste sempre una relazione inversa: se si alzano i tassi, si abbassano i prezzi e quindi i rendimenti aumentano. Inoltre, ricordo che, salvo il default – ovvero il fallimento dell’emittente l’obbligazione – alla scadenza il titolo DEVE necessariamente rimborsare al valore nominale.

Dunque, in conclusione, gli obbligazionisti non corrono alcun rischio?

Vede, nella pratica il prezzo è solo temporaneamente soggetto al calo (la reazione alla dinamica dei tassi), ma poi, negli anni successivi, con l’approssimarsi della scadenza, il prezzo inizierà a riallinearsi ad un trend che lo porterà, nell’ultimo giorno di quotazione, a toccare il valore nominale (il cosiddetto 100). Quindi, per i possessori di obbligazioni, il suggerimento principe è di stare tranquilli, se si hanno in portafoglio titoli di buona qualità, e di avere pazienza. Non vi è nessuna indicazione di vendere, in perdita, obbligazioni di qualità.

Le pongo una domanda che può risultare “azzardata”: la volatilità risulta essere molto alta. I due indicatori MOVE e VIX, rispettivamente per le obbligazioni e per le azioni, sembrano dimostrarcelo. Crede che la perdita d’acquisto derivante dall’inflazione si esaurisca in tempi brevi?

Fare previsioni non è nella mia indole di consulente e credo che pochi, nel mio ambito, si accingano a formularne. Del resto, si sa: le previsioni sono fatte per essere smentite. Tuttavia, se dovessi spingermi in un pensiero, ho la percezione che il peggio sembrerebbe passato. Volendo utilizzare la terminologia finanziaria, la fase di “Bottom market” sembra abbia dato ampio sfogo nel primo semestre del 2022 e il violento repricing ha probabilmente esaurito la corsa. L’inasprimento delle politiche monetarie nella seconda metà dell’anno concorrerà con tutta probabilità a determinare la direzione dei mercati e delle economie nei prossimi anni. Il tempo, che è galantuomo, restituirà i giusti frutti a chi saprà attendere.

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Daniele Naddei

Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Campania da maggio 2014.

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