Questa casa e questa vita sono un Pandemonium. Potrebbe essere questa la descrizione della vita di Luigi, neolaureato di belle speranze e promettente chitarrista. Il libro di Salvatore De Chiara, classe 1985, prende il nome, non a caso, da un videogioco che ha tra i protagonisti un mago pasticcione che fa confusione tra formule magiche e risveglia uno spirito cattivo e indisciplinato che “mangia” letteralmente una città. Ma Pandemonium è anche un gruppo musicale, a richiamare la passione dell’autore per la musica, un amore viscerale che non può essere ripudiato, ma che brucia e brama di essere vissuto. Perfetto il gemellaggio, sin dal nome, anche con la casa editrice, Lettere Animate che, come il libro, propone un sapiente dialogo tra più linguaggi. Il libro ha una doppia chiave di lettura, diretta e indiretta. In superficie c’è la quotidianità di un ragazzo come tanti, che reclama il suo diritto legittimo a vivere pienamente, a esprimere se stesso e le proprie emozioni. Le trasferte all’università su autobus sgangherati e sotto la pioggia torrenziale. I kilometri macinati a piedi al seguito di un sogno, armato di tenacia e perseveranza, per trasformarlo ostinatamente in un obiettivo concreto. Gli amori sognati e persi per un soffio, sottratti al cuore da rivali senza qualità, in un ratto delle Sabine al contrario. Le delusioni cocenti che graffiano l’anima, gli amici, le vacanze condivise e semplici, ma piene di sapori e odori, dense di momenti di riflessione e crescita, le canzoni. Il profumo di un nuovo amore e l’animo colmo per quell’obiettivo di autorealizzazione un po’ più vicino… quasi lambito.Indirettamente, infatti, il vero protagonista è il bisogno e il diritto legittimo alla creatività, nonostante tutto e tutti. Passiamo la parola a Salvatore per farci raccontare il suo Pandemonium interiore ed esterno.

D. Da cosa prende le mosse il tuo romanzo Pandemonium?

R. Pandemonium è un gruppo, è un videogioco ed è una fase confusa e irrequieta della vita di Luigi, il protagonista.

D. Quali sono i temi diretti e indiretti che hai messo al centro della tua narrazione?

R. Pandemonium è un romanzo di formazione e progressiva presa di consapevolezza. È la quotidianità di un ragazzo qualunque in cui tutti possono riconoscere un pezzo di sé e identificarsi. È il suo universo relazionale tra amici e amori, ma anche inevitabili gerarchie sociali con cui confrontarsi e scontrarsi rovinosamente. Ma è anche uno spaccato sociale di una struttura collettiva in dialogo con una generazione in cui non sembra trovare spazio il legittimo diritto alla creatività, che invece il protagonista insegue e continua a rivendicare con perseveranza, tenacia e caparbia ostinazione, nonostante quello che per lui è un lavoro a pieno titolo non paia mai essere considerato tale dai suoi interlocutori né tantomeno degno di un’adeguata retribuzione.

D. Che tecnica narrativa hai utilizzato?

R. Quella dello slice of life, della “fetta di vita”.

D. I tuoi prossimi progetti?

R. Sto portando avanti una serie di progetti per il cinema e mi sto dedicando con più costanza alla scrittura sulla piattaforma Wattpad. Una palestra quotidiana, di disciplina e di miglioramento dello stile, un esercizio di concentrazione e costanza. Sta poi per uscire dal cassetto un nuovo romanzo, che oggi più che mai trova terreno fertile per le atmosfere che ho delineato  È, infatti, la storia, di viaggio e di formazione, di un artigiano che intraprende un percorso alla scoperta di se stesso, rischiando ed esponendosi, mentre gli altri vivono segregati e nascosti, per cercare di salvarsi dagli effetti di un terribile inquinamento radioattivo. Il libro prende le mosse da una sceneggiatura, che ho cominciato ben 7 anni fa, ma che non ha mai visto la luce. Oggi, in questa nuova veste narrativa, si nutre di linfa rigenerante e trova negli eventi che stiamo vivendo uno specchio davvero potente.

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