Sala Ichòs: di scena “Ferdinando” di Annibale Ruccello

C.S.

Terzo e ultimo appuntamento con il Progetto Ruccello a Sala Ichòs. Dal 9 all’11 dicembre Ichòs Zoe Teatro sarà in scena con Ferdinando di Annibale Ruccello, per la regia di Salvatore Mattiello con Teresa Addeo, Ilaria Basile e Giuseppe Giannelli. Le scene sono a cura di Peppe Zinno e Ciro Di Matteo.

Lo spettacolo rientra nel Progetto Ruccello 1956 – 1986 – 2016 a cura di Ichòs Zoe Teatro, attraverso cui la compagnia intende rendere omaggio ad uno dei maggiori esponenti della Nuova Drammaturgia napoletana di cui quest’anno ricorre l’anniversario della scomparsa. La compagnia ha già portato in scena La sposa sola e Jennifer. Ferdinando è l’ultimo lavoro dedicato al drammaturgo, attore e regista di Castellamare di Stabia.

Ferdinando

“(…) in fondo Ferdinando è un paccotto confezionato apposta per dare risposta ai desideri degli Altri. Desideri veri dapprincipio come solo i desideri sanno essere. Poi manipolati, indotti, amplificati, soddisfatti, vissuti fino in fondo. Fino a morirne! E poi svelati per ciò che erano stati: desideri preconfezionati, industriali, radiofonici, televisivi, virtuali e pure colmi – di più, traboccanti – di realtà.

Ferdinando è l’attesa di qualcosa che può accadere. È un oggetto del desiderio chiarissimo e non oscuro come altri di altre memorie… un Aspettando Godot che qui però arriva sotto mentite spoglie. Un paccotto che la nuova classe emergente e padrona propina ad una nobiltà ormai decaduta e che funziona perché di quest’ultima la prima ne conosce l’indole, le pulsioni, i desideri, i godimenti.

Spostando il tempo di un secolo più avanti ci ritroviamo nei nostri anni Settanta/Ottanta, ovvero negli anni di Jennifer e se in aggiunta ci mettiamo anche i quarant’anni che ho deciso di metterle addosso, ci ritroviamo esattamente qui nei nostri anni, nei quali i paccotti si sono fatti più volgari e potenti… spinti molto oltre… fino a fare di noi stessi dei paccotti per scambiarci gli uni con gli altri… per mettere in moto la triste economia di questo tempo…

Ricordando le cose che costituirono le Ragioni della messinscena di Ferdinando ma dentro le quali a ben guardare ci sono già quelle relative a Le cinque rose di Jennifer, di più ci sono già quelle relative al progetto Doppio Ruccello che già a suo tempo mise insieme le due rappresentazioni… è tutto così terribilmente chiaro… tutto sembra che si svolga da sé… a noi non resta che lasciarsene attraversare… In queste occasioni penso sempre a quel meraviglioso pensiero di De Andrè che dice più o meno così: «non c’è mai troppo merito nelle cose buone che uno fa e mai troppe colpe in quelle cattive… questa è la cosa che più ho imparato sulla reale condizione degli uomini»… fino a farmi affermare oggi con assoluta tranquillità ma non senza amarezza che, nelle cose del Teatro, della Letteratura e dell’Arte in genere, l’umano mi appaga ma l’uomo mi annoia.

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