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Uno sguardo dietro le quinte di un testo: è Scrivere per il teatro di Mirko Di Martino

Martedì scorso , 26 settembre, al TRAM di Napoli c’è  stato l’Open Day del corso Scrivere per il teatro del direttore Mirko Di Martino, che prende le mosse dal suo libro di recente pubblicazione.


Abbiamo fatto una una chiacchierata con lui che ci spiega alcuni snodi nevralgici del suo testo.

Per diventare bravi drammaturghi – spiega –  è indispensabile padroneggiare le tecniche narrative, ma occorre anche una profonda conoscenza degli elementi che rendono il teatro ciò che è. L’errore sarebbe considerare come slegati alcuni elementi caratterizzanti: i dialoghi, la costruzione dei personaggi e il conflitto. Essi sono profondamente interconnessi, perché i dialoghi sono l’espressione del conflitto. Il conflitto porta alla creazione dei personaggi e i personaggi si rivelano attraverso i dialoghi, circolarmente. Ovviamente il tipo di drammaturgia scelto aiuta a individuare la direzione nella quale si vuole andare, cioè se si vuole decostruire il conflitto e i dialoghi o si desidera muoversi in un senso più classico e tradizionale. Una costruzione che va ancora bene per testi narrativi semplici e che piace ancora a un certo tipo di pubblico. Però si rischia di adottare schemi in parte superati”.

Nel suo manuale Di Martino, dunque,  ricostruisce tutto il percorso da intraprendere per scrivere un buon testo teatrale, fino alla sua messa in scena. Scrivere per il teatro è una sfida entusiasmante ma impegnativa, un percorso coinvolgente che richiede competenze specifiche. Dallo sviluppo del conflitto alla costruzione dei personaggi, dal lavoro sul tema alla scrittura dei dialoghi: modulo dopo modulo, i segreti per scrivere un testo teatrale vengono svelati uno alla volta.

Questo testo offre un’ampia panoramica sulle tecniche della drammaturgia contemporanea, proponendo un approccio pratico e agile, completo e dinamico, supportato da un solido impianto teorico.

Per quanto riguarda il il rapporto tra teoria e pratica – continua– nel mio libro questo tema viene affrontato laddove vado a richiamare una teoria oppure a dare una definizione o una regola. Non si tratta di regole matematiche, ma piuttosto di indicazioni. Il tema dell’esistenza o meno di regole per il teatro è tuttora molto discusso.  Non solo  invito i miei allievi ad andare a conoscere le compagnie teatrali e a vedere gli spettacoli dal vivo, ma anche a leggere i testi teatrali e a ricercare fattivamente alcuni costrutti, in special modo in alcune parti. Oltre a fare teatro, in questo modo, loro si potranno rendere conto che alcune regole, alcuni costrutti, sono molto simili, anche in opere apparentemente lontane nello spazio nel tempo. Per esempio, alcune opere di Eschilo o di Euripide sono simili nei costrutti a testi che sono stati scritti ai giorni nostri, praticamente l’altro ieri“.

Quindi, con l’ausilio di tanti esempi tratti dai capolavori teatrali del passato e del presente, l’aspirante drammaturgo imparerà a padroneggiare ogni elemento della scrittura di un copione. L’ultimo capitolo è dedicato al mestiere del drammaturgo, con tanti consigli utili su come e dove portare in scena i propri testi. 

Interrogarsi sul ruolo del drammaturgo – evidenzia il regista teatrale, fondatore della compagnia Teatro dell’Osso –  è molto difficile. Se avessi fatto questa domanda a una persona vissuta 20 anni fa ti avrebbe dato una risposta del tutto diversa. Negli ultimi vent’anni è cambiato il modo di fare cultura, di fare comunicazione. È cambiata la società. Si tratta di una società dominata dalla complessità, dove hanno un importante ruolo i social, nel bene e nel male. Quindi oggi non è pensabile avere un drammaturgo che scrive testi isolato nel suo studio. Il drammaturgo si deve confrontare con l’esterno, con una serie di istanze, tra cui quella tecnologica. Anche se non si occupa direttamente di messa in scena deve considerare e riportare sui testi il ruolo di quest’ultima, perché il teatro è specchio dei tempi. Non può prescindere da questo elemento chiave. Sicuramente il drammaturgo non può più vivere, come alcuni decenni fa, soli del proprio lavoro in seno al teatro, ma il lato positivo è rappresentato dal fatto che è dischiusa tutta una serie di scenari, di professioni, che prima erano inimmaginabili e che hanno a che vedere, per fare solo un esempio, con il turismo e con l’universo della  formazione. Il rischio è quello di disperdersi, di frammentarsi, di essere travolti da una sovrabbondanza informativa. Però è anche vero che questo aspetto rappresenta una ricchezza da interpretare come possibilità di originalità, al di là dei suoi rischi insiti, e di multiforme espressione creativa”.

Rifacendosi alle sue parole, il teatro può correre il rischio di apparire obsoleto: siamo in un’epoca di comunicazione immediata attraverso i social, ma ossimoricamente molto mediata dal ricorso alla tecnologia. Il teatro, invece,  invita a incontrarsi e a interagire dal vivo, live.

Uno degli elementi tipici di questa società è la complessità, dicevamo.

Non abbiamo più a che fare con un unico centro propulsore – ribadisce Di Martino –  ma con una molteplicità di centri, di nodi, e bisogna tenerli tutti presenti, attraversarli, per poter trovare la propria peculiare prospettiva”.

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