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Addio piccolo Charlie: quando la scienza fallisce 

Lo straziante addio al piccolo Charlie. Può sembrare l’incipit di un libro che – forse – in pochi leggerebbero, invece è quanto sta accadendo nelle ultime ore al Great Ormond Street Hospital, l’ospedale pediatrico londinese considerato uno dei migliori in Europa in questo ramo.

La vicenda riguarda la famiglia Gard, che hanno dato alla luce circa 10 mesi fa Charlie, un bimbo affetto da una sindrome di deperimento mitocondriale, di cui sono affetti solo 16 bebè in tutto il mondo e classificata come incurabile. La malattia è balzata agli onori della cronaca dopo un braccio di ferro legale portato avanti tra i genitori di Charlie e i medici del Great Ormond Street Hospital, dove era ricoverato in terapia intensiva prima della decisione di staccare i macchinari che lo tengono in vita, su sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

La malattia non dava al piccolo l’opportunità di vedere, mangiare, piangere o deglutire se non con l’aiuto dei macchinari e, secondo i medici, la burocrazia ed in ultimo i giudici, si è arrivati alla pesante sentenza e a poco è valso l’aiuto dei social e di migliaia di persone che spingevano per un ritorno a casa del piccolo.

La triste vicenda ha puntato di nuovo i riflettori sulla sofferenza di chi è costretto a combattere contro malattie gravissime e incurabili, che a causa dello scarse possibilità di guarigione e del nullo mancato ritorno economico sono snobbate dalla ricerca scientifica.

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