La musica che non c’è in un 2016 fatto di addii

David Bowie, Keith Emerson e Prince. Nomi che forse prima d’oggi ad “alcuni” non dicevano nulla, che invece dopo la morte sono diventati di “moda” non solo pronunciare.  Tanti, troppi post sui social pronti a commemorare le star che purtroppo hanno salutato per sempre questa vita. C’è chi condivide una canzone su Facebook, chi un aforisma su Twitter … e la domanda nasce spontanea: perché solo ora che non ci sono più?

Insomma, ci troviamo a commentare un inizio d’anno nero per la musica internazionale.

A choir performs to commemorate avant-garde musician David Bowie during the 2016 Echo Music Awards in Berlin, Thursday, April 7, 2016. (Clemens Bilan/dpa via AP)

Per chi la Musica con la “M” maiuscola l’ha sempre avuta con sè nella propria vita, già all’inizio dell’anno, precisamente l’11 gennaio, ha sofferto per la scomparsa del Duca Bianco che aveva 69 anni, ma malato di cancro da alcuni mesi . La notizia venne pubblicata sugli account ufficiali della rockstar e confermata dal figlio, Duncan Jones, su Twitter.  David Bowie aveva attraversato cinque decenni di musica rock, reinventando nel tempo il suo stile e la sua immagine e creando alter ego come Ziggy Stardust, Halloween Jack, Nathan Adler e The Thin White Duke. Ancora l’11, ma del mese di marzo, scompariva un nome che non era per tutti così altisonante come il precedente, ma per gli appassionati era amato allo stesso modo, parlo di Keith Emerson, aveva 71 anni. Anima e fondatore di due gruppi britannici leggendari, come The Nice ed Emerson, Lake & Palmer. Tra gli anni ’60 e ’70 è stato uno dei massimi interpreti del progressive rock, fusione dei generi più diversi tra cui rock and roll, classica, jazz e world music era considerato come “Ciò che Jimi Hendrix è stato per la chitarra, Keith Emerson è stato per le tastiere”.

Da ultimo, ma non ultimo, ieri Prince che da oltre trent’anni è uno dei più talentuosi, prolifici artisti della musica mondiale soprannominato “il genietto di Minneapolis” . E’ stato ritrovato in un ascensore degli studio di Chanhassen, dove l’artista registrava le sue canzoni: le cause sono ancora da decifrare.

Abbiamo perso tre grandi artisti che sicuramente ci avrebbero regalato tante altre canzoni, ma in compenso ci hanno lasciato la loro arte che ci ha regalato e ci regalerà tante altre emozioni ad ogni riascolto.

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