Una delle tracce della prima prova della Maturità 2019 è dedicata al grande ciclista italiano Gino Bartali, vincitore di tre Giri d’Italia e due Tour De France e responsabile del salvataggio di centinaia di ebrei durante la seconda guerra mondiale.

Gino Bartali ha scritto una meravigliosa pagina della storia del ciclismo italiano e non solo, visto che l’apice della sua carriera da ciclista è coinciso con la Seconda Guerra Mondiale. Ginettaccio, come veniva comunemente chiamato, fu costretto a lavorare come riparatore di ruote di biciclette tra il settembre 1943 e il giugno 1944 e in quegli anni si spese in prima persona per aiutare gli ebrei perseguitati trasportando documenti e fototessere necessarie per falsificare i documenti e favorire così la fuga dall’Italia. La sua carriera da ciclista iniziò nei primi anni ’30, ma la consacrazione di Bartali arrivò soltanto col Giro d’Italia del 1936 – 3.766 chilometri da Milano a Milano – e il bis l’anno successivo. Da lì fu nominato capitano della Nazionale italiana in vista del Tour De France. Nel 1938 fu costretto al regime fascista a saltare il Giro d’Italia per prepararsi al Tour De France. In quell’occasione vinse due tappe e il suo rifiuto di fare il saluto romano durante la premiazione fece scalpore. L’anno successivo trionfò alla Milano-Sanremo e lo stesso face nel 1940.

Durante la seconda guerra mondiale si adoperò per salvare quanti più ebrei possibili e solo nel 2006, quando era ormai morto da sei anni, ottenere la medaglia d’oro al merito civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per aver salvato circa 800 ebrei.

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