Superlega, il calcio gira intorno al denaro: l’incredibile scoperta

La nascita (e la morte) della Superlega ha fatto scoprire a tutti, ma proprio a tutti, l’incredibile realtà. Il calcio gira intorno ai soldi ed i debiti astronomici non reggono più.

Superlega, il calcio gira intorno al denaro: l’incredibile scoperta con 30 anni di ritardo

Sarebbe facile scagliarsi contro la Superlega, che nel giro di 48 ore diventa la barzelletta e passa a supercazzola. E’ bastato che le inglesi fossero costrette, dai tifosi e dalla politica, a fare retro front. Poco male per un progetto covato da almeno due anni e mezzo, di cui qualcuno aveva anche dato notizia tempo fa e di cui, con modalità si diverse, aveva parlato anche Aurelio De Laurentiis nel 2017.

Tutto normale se non fosse che, risvegliati dal loro sonno come bradipi colpiti dai raggi del sole, si sono destate anche milioni di belle addormentate. Hanno annunciato la “morte del calcio” o addirittura la “morte della meritocrazia”. Quante cose dovremmo ancora scoprire grazie al covid ed alla crisi finanziaria? Saremo pronti ad essere scioccati dalla realtà? Forse queste persone erano tanto prese dai complotti (Bill Gates, Covid, alieni, scie chimiche e terra piatta) da non accorgersi che il calcio vessa in queste condizioni da 30 anni. La Superlega è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma non è stato nemmeno l’apice di sciocchezze che questo sistema ha prodotto.

Siamo lontani anni luce dal parlare di sport, dal raccontare di sport. Parliamo di calcio presi soltanto dal calciomercato, dall’andamento delle borse, dai bilanci in rosso fuoco e dell’apporto economico che garantisce l’industria del pallone ai Pil nazionali. Se ne parla da anni perché è vero: il calcio si è trasformato, ed è stato ridotto, a questo che è quanto di più lontano ci sia dallo sport. Si potrebbe anche azzardare a dire, e lo penso, che il calcio non sia quasi più uno sport.

Uefa e Fifa, da banditi armati a salvatori delle patrie: la parabola dialettica delle istituzioni nella vulgata

Fino a qualche anno fa Uefa e Fifa erano i ladri per eccellenza, delle associazioni di banditi armati. Nella vulgata popolare non erano altro che il simbolo del potere dei grandi club, e del perché nulla cambiasse. Lo si poteva capire viste le inutili regole (facilmente aggirabili senza conseguenze) che queste istituzioni diramavano più come se fossero dei “consigli per gli acquisti”. E’ bastata la nascita della Superlega per spostare la lancetta della bussola trova-cattivo: ed in un lampo, nella vulgata popolare, Uefa e Fifa sono divenuti i salvatori delle patrie d’Europa.

A chi ha consentito, nel corso di questi 30 anni, che il calcio fosse un affare per ricchi, a chi ha consentito stipendi faraonici e buchi in bilancio mostruosi; a chi ha consentito che per entrare in uno stadio o fare un abbonamento televisivo occorresse un’intera busta paga; a tutti costoro si può tranquillamente dire che la Superlega se la meritavano tutta. La domanda è, visto che oggi il Covid-19 ha distrutto le faraoniche economie di queste società, come dovrebbe cambiare il calcio?

La risposta è con delle riforme, anche nazionali, che aumentino la competitività e che lascino da parte le logiche economiche. Si deve, in un mondo del calcio avvelenato dal denaro, iniziare a pensare a riforme europee come tetti agli ingaggi ed ai cartellini dei giocatori. Si inizi a pensare seriamente ai bilanci e si escludano i club che fanno offerte fuori mercato, si obblighino i club stessi a migliorare i settori giovani investendo in strutture e staff. Si crei, questo sarebbe possibile, un campionato giovanile competitivo, magari addirittura europeo: una Champions League under 21 senza fuoriquota. Si dica basta allo svegliarsi dal sonno a giorni alterni.

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Daniele Naddei

Giornalista iscritto all'ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania da maggio 2014. Caporedattore.

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